Corteo neofascista a Pavia: il consiglio regionale dimentica la nostra Costituzione




ARCI PAVIA E ARCI LOMBARDIA CONDANNANO LA MOZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL 7 MARZO, RIBADISCONO CON FORZA LE RAGIONI DELLA RETE ANTIFASCISTA ED ESPRIMONO SOLIDARIETA’ AL SINDACO DEPAOLI

Dichiarazione di Claudia Lucrezio (Arci Pavia) e Massimo Cortesi (Arci Lombardia)

L’Arci Pavia e l’Arci Lombardia rimagono incredule davanti alla mozione approvata dal Consiglio Regionale lombardo riguardante i fatti accaduti a Pavia il 5 novembre 2016.

Incredule perché con tale mozione si disconosce la nostra Costituzione e si avalla una manifestazione chiaramente neofascista, come dimostra tutta la simbologia ostentata dai partecipanti al corteo dell’Associazione Recordari; manifestanti che non solo hanno paralizzato il centro cittadino, ma hanno cercato di assaltare anche lo storico circolo universitario Arci Radio Aut.

Incredule perché si denunciano le reti antifasciste, presenti in maniera pacifica, di essere loro non legittime, e per l’assurda critica al sindaco di Pavia Depaoli, che con la sua presenza cercava di stemperare e non certo amplificare le tensioni con le forze dell’ordine.

Del resto, negli incontri precedenti il 5 novembre in Questura e in Prefettura, il sindaco, le associazioni della Rete Antifascista e gli esponenti del Pd cittadino avevano cercato, senza risultato, di trovare altre soluzioni rispettose della Costituzione per non offendere la città con l’esibizione in maschera dei nostalgici camerati.

Ci si chiede quanto possa essere ignorata dalle forze dell’ordine la preoccupazione di un sindaco per la sicurezza della propria città in nome di un errato principio di libertà di espressione, quando sono evidenti gli intenti violenti, xenofobi e fascisti dei manifestanti.

Se la nostra Costituzione fosse stata rispettata, la manifestazione dell’associazione Recordari non avrebbe dovuto aver luogo. Invitiamo, pertanto, i consiglieri che hanno votato la mozione a volgere il loro sguardo verso il pericolo del radicamento di certi movimenti neofascisti e a sostenere le forze democratiche e volontarie che animano le nostre città, unico baluardo verso la deriva autoritaria che tutta l’Europa sta vivendo, ancora una seconda volta, nel giro di poco meno di un secolo.

Con le stesse identiche modalità di pervasività che oggi si dovrebbe essere più pronti a riconoscere e rifiutare. E che la nostra classe politica ancora si illude di poter governare, oggi più di ieri, per il proprio tornaconto elettorale.

La lezione della storia non è servita.